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SUOLO 

Il paesaggio presente all'interno del Parco è molto simile a quello tipico della Toscana Meridionale, caratterizzato da forme dolci ed incisioni vallive poco accentuate.
Il paesaggio della zona, e di conseguenza anche l'idrografia, è strettamente collegata alle azioni della dinamica esogena soprattutto in relazione alla erodibilità delle rocce affioranti, ma anche in base ai sollevamenti tettonici recenti. Il complesso montuoso presente a Sud di Grosseto denominato "Monti dell'Uccellina" costituisce, quasi totalmente, l'area del Parco.
Esso è lambito sul lato occidentale dal Mar Tirreno, mentre per la parte restante è delimitato dalle pianure alluvionali dei fiumi Ombrone e Albegna.
Dal punto di vista morfologico i Monti dell'Uccellina sono costituiti, nella zona centro-settentrionale, da una dorsale che corre in direzione NNW-SSE, la quale raggiunge le quote più alte in corrispondenza di Poggio Lecci (m. 417 s.l.m.) e Poggio Alto (m 391 s.l.m.). Essa prosegue anche nella parte meridionale del Parco rappresentandone il naturale prolungamento; diminuiscono però le quote passando da un'altitudine di m 280 s.l.m. in corrispondenza di Poggio Raso fino a circa m. 30 s.l.m. in corrispondenza di Talamone. La zona collinare centrale si spinge sino al mare (Cala di Forno), e da qui fino al paese di Talamone, che rappresenta anche il limite sud del Parco, ne inizia a costruire la line di costa, di tipo alto. Nella parte a Nord-Ovest i rilievi montuosi sono a contatto con la zona dunale e retrodunale (paduletto e Pineta Granducale). Questa porzione è quella tipica della costa "bassa" caratterizzata dallo schema duna - spiaggia emersa - spiaggia intertidale - spiaggia sottomarina.

 

MORFOLOGIA
 La costa di tipo alto è caratterizzata da rilievi rocciosi che arrivano direttamente a picco sul mare. Si tratta di una scarpata rocciosa chiamata falesia a contatto con il mare, generalmente subverticale e spoglia di vegetazione, dovuta all'azione diretta e indiretta del mare. La sua formazione può essere schematizzata in quattro fasi:

  1. Azione erosiva del moto ondoso
  2. Formazione di un solco di battente
  3. Crollo della roccia sovrastante
  4. Arretramento della linea di costa

Questa tipologia è visibile nel settore centro meridionale del Parco (Cala di Forno) e viene chiamata falesia "viva", in quanto attualmente lambita dal mare e soggetta ad erosione; la parte settentrionale (Castel Marino) è caratterizzata, invece, dalla presenza della falesia di tipo "morto" così denominata poiché è separata dal mare da depositi litorali.

Lungo le scarpate si aprono moltissime grotte che sono da interpretare come forme di erosione relitte di una falesia abortita. La loro origine è probabilmente dovuta all'erosione marina differenziale di porzioni rocciose più o meno fratturate. Più in generale le grotte si trovano in corrispondenza di rocce di natura calcarea e si possono pertanto collegare ad una genesi per fenomeni di dissoluzione carsica.

Il paesaggio litoraneo marino è caratterizzato principalmente dalle dune costiere che costituiscono la più importante forma di accumulo dei sedimenti sabbiosi.
Esse sono dovute alla deflazione che agisce sulla zona di spiaggia trasportando le particelle di sabbia fino a che la diminuzione della velocità dovuta agli attriti ne comporta la deposizione. Non hanno una forma tipica ma è la loro posizione che le caratterizza; la forma, l'altezza e l'estensione dipendono dalla direzione dei venti dominanti e dalla vegetazione presente.

 
I Monti dell'Uccellina sono costituiti da terreni di età mesozoica e terziaria (250-25 milioni di anni fa) facenti parte della Serie Toscana. Le formazioni che si possono riconoscere sono:
  • IL VERRUCANO: una formazione detritica in parte metamorfosata di natura prevalentemente silicea costituita da facies conglomeratiche, arenacee e filladiche di colore variabile dal grigio chiaro al roseo;
  • IL CALCARE CAVERNOSO: costituito da calcari e calcari dolomitici a struttura brecciata caratterizzati da una vistosa cavernosità derivata da azioni di dissoluzione carsica. In genere il colore si presenta grigio chiaro fino al nero nelle zone alterate.
  • IL CALCARE MASSICCIO
  • LO PSEUDOVERRUCANO: sempre di natura detritica ma distinguibile dal Verrucano per la presenza di una facies arenaceo-conglomeratica e di una calcareo-detritica.
  • LA SCAGLIA TOSCANA: una formazione rappresentata da un'associazione di varie litologie tra cui le più importanti sono calcari e calcari-marmosi di colore grigio e argilliti e agrillosciti di vari colori dal rosso al verde.
  • IL MACIGNO: si tratta di arenarie quarzoso-feldspatiche con intercalazioni di siltiti e argilliti di colore grigio chiaro in frattura fresca, giallo ocra in quella alterata.
L'assetto strutturale dei Monti dell'Uccellina deriva, come tutti i rilievi della Toscana meridionale, da due processi, uno compressivo, verificatosi fra 40 e 20 milioni di anni fa, per la collisione tra al placca litosferica.
 
GROTTE

 

CLIMA

Le informazioni necessari per un corretto inquadramento climatico dell'area sono state ricavate con riferimento ai dati relativi alla stazione termopluviometrica dell'Alberese (Casello Idraulico - vedi foto).
Il primo elemento di una certa importanza riguarda l'eliofania che, relativamente alla stazione di Grosseto, risulta variabile da un minimo di 3,2 ore in Dicembre ad un massimo di 10,9 ore in Luglio e con un valore medio pari a 6,5 ore; quest'ultimo valore si avvicina ai massimi assoluti italiani che, proprio nel litorale tirrenico, trovano la loro collocazione in ragione delle privilegiate condizioni di trasparenza dell'aria connesse con fenomeni legati alla circolazione generale dell'atmosfera. Come conseguenza di tale soleggiamento, la zona è caratterizzata da una temperatura media annua di 14,5° C, con valori medi di 7,1° in gennaio e di 23,1° C in Agosto.
Per quanto riguarda i dati pluviometrici, essi mostrano un massimo e un minimo in corrispondenza, rispettivamente di novembre con 99,9 mm  e in luglio  con 16,9 mm ed un valore medio totale annuo pari a 667 mm; inoltre, le precipitazioni sono concentrate nei mesi di ottobre-dicembre, con il 37% del totale. Un dato importante è quello relativo al numero di mesi secchi, ovvero di quei mesi in cui, mediamente, le precipitazioni sono inferiori a 2 mm; è in pratica un indice di aridità ed è pari a 4 nella Pianura di Grosseto e 3 in quella dell'Albegna. Un elemento che ha probabilmente un' incidenza non trascurabile sulla salinizzazione delle falde delle pianure maremmane, oltre un eccessivo sfruttamento delle acque sotterranee, è la diminuzione delle precipitazioni registrate negli ultimi decenni. Questo fenomeno, che causa ovviamente un decremento delle risorse idriche rinnovabili, è stato riconosciuto nell'ambito dell'intero territorio della Toscana meridionale ad un tasso di circa -1,4 mm/anno.

 

IDROGRAFIA

 All'interno del Parco si possono distinguere due tipi di reticolo idrografico: il primo caratterizzato da una rete di corsi d'acqua secondari, prevalentemente artificiali, realizzati a seguito della bonifica della pianura e facilmente riconoscibili dal loro andamento rettilineo e dai loro argini manufatti; tra questi spicca, per dimensioni, il Canale Essiccatore Principale dell'Alberese a Nord e il Solco di Collecchio a Sud, il secondo ad andamernto sub-parallelo, presente esclusivamente sui rilievi montuosi e caratterizato da piccoli corsi d'acqua aventi regime spiccatamente torrentizio.

L'acquifero presente all'interno del territorio del Parco è molto vicino al litorale marino e quindi risulta, come tutti gli acquiferi costieri, in comunicazione con il mare ed il movimento della falda verso la riva viene ostacolata dalla corrente inversa di acqua salata: ci troviamo di fronte così al fenomeno del galleggiamento dell'acqua di falda (avente una densità di circa 1 g/cm³) su quella marina (relativamente più densa, 1.025 g/cm³ con 35 g/l di sali disciolti). Questo equilibrio viene interrotto quando la falda è soggetta a continui e forti emungimenti (estremità nord e sud dell'area del Parco), i quali causano il richiamo di acqua dal mare e la risalita della zona di interfaccia si è calcolato che per un abbassamento di 1 metro della falda di acqua dolce l'interfaccia acqua dolce/acqua salta risale di circa 40 m).
L'ingressione di acqua marina è favorita anche dal sollevamento del livello medio del mare, provocato soprattutto dall'aggravata subsidenza delle pianure che è dovuta, oltre alla naturale compattazione dei sedimenti non consolidati, all'eccessiva estrazione di acqua sotterranea.
Oltre a ciò, è presente anche una contaminazione dell'acqua di falda con acque mineralizzate di origine profonda di tipo solfato-alcalino terroso (caratterizzato da solfati, cloruri, calcio e magnesio) probabilmente connessa ad una risalita lungo faglie che avviene nei pressi di Alberese causando anche una vistosa anomalia termica (37° C).

Il fiume Ombrone nasce dal versante Sud-Est delle colline del Chianti in corrispondenza del paese di Castelnuovo Berardenga (SI). Fino alla confluenza con il Fiume Arbia presenta un andamento circa Nord-Sud per poi deviare brutalmente verso Ovest, probabilmente per cause tettoniche, tra Buonconvento e Montalcino. Da qui prosegue, sempre con direzione Nord-Sud, a andamento subrettilineo fino al confine tra le provincie di Siena e Grosseto, in corrispondenza del quale assume un andamento NE-SW fino alla foce. Per i primi 40 km presenta caratteristiche di ruscello, con portate molto esigue che vengono notevolmente incrementate soltanto dopo la confluenza con il fiume Arbia. Altri suoi affluenti sono il Merse, l'Orcia e più a valle il Trasubbie. In corrispondenza della foce ha una lunghezza totale di circa 160 km ed un bacino idrografico di circa 3500 km².

Il fiume Albegna nasce alle pendici del monte Buceto (m 1152), nella provincia di Grosseto, sfocia nel mar Tirreno a Torre Saline, in località Albinia, senza entrare nella laguna di Orbetello ma restando a nord di poche centinaia di metri. Ha una lunghezza di 66 km. Nell'Alta valle dell'Albegna si trova la Riserva naturale di Rocconi, con una superficie di 371 ettari a cui si aggiunge un'area contigua di complessivi 253 ettari. Questa area protetta insiste per buona parte sull'Oasi del WWF (130 ettari). Il territorio che occupa è formato da colline con un'altitudine massima che varia da circa 500 metri, sul livello del mare nella parte settentrionale, ai 200 metri del confine meridionale, segnato dal Fosso Paradisone e presenta una geomorfologia estremamente varia ed accidentata. Sono presenti, infatti, in questo comprensorio altissime pareti rocciose di calcare massiccio alla cui base scorrono i fiumi Albegna e Rigo, creando in qualche caso profonde e suggestive gole.