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| Le meduse di Alberese |
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There are no translations available. Narba era una fanciulla pallida e malinconica; i suoi genitori che pure avevano bisogno di aiuto per strappare qualcosa alla poca terra rocciosa sotto i monti dell'Uccellina, ben poco ottenevano da lei e non giovavano rimproveri e blandizie. Passava lunghe ore in riva al mare, ma temendo i raggi del sole si nascondeva tutta sotto verdi ramoscelli densi di fogliame che strappava ai boschi sovrastanti il mare.
Il sole così tenacemente ripudiato si offese ed anche si incuriosì: voleva ad ogni costo vedere il viso della strana solitaria creatura ma non vi riuscì. Un giorno d'estate che con maggiore stizza e calore dardeggiava la spiaggia e invano cercava sotto di penetrare sotto le verdi fronde che proteggevano il pallido viso della fanciulla, sentì lo scanzonato Maestrale che fischiettava irridente. "Vuoi vedere - disse il vento al sole - che io riesco a scoprirle il viso?". "Vediamo" rispose il sole scettico. Maestrale cominciò a saltare e a soffiare qua e là, ora increspando una nuvoletta di rena o facendo scampanellare le bacche verdi dei ginepri. Ma la fanciulla, a testa bassa sotto l'ombrella di foglie, pareva non accorgersi di niente. Il sole ridacchiava malignamente. "Fratello - sibilò a un certo punto il protervo Libeccio - con questi tuoi stenterelli e queste soffiatine non otterrai proprio niente e il sole continuerà a burlarsi di te. Qui ci vuole la maniera forte". E gonfiando le gote, con una potente soffiata non solo strappò le fronde sulla testa di Narba ma sradicò le piante, sconvolse la spiaggia e la povera fanciulla così esile e fragile com'era, volò in acqua e vi sprofondò. "Bene - disse il sole vendicativo - che resti nel fondo e non veda mai più la luce così non avrà più bisogno dell'ombrella". La luna che pallida e diafana, aspettava il tramonto del sole per illuminare e risplendere per le vie dei cieli, ebbe pietà della fanciulla: la fece affiorare dal fondo, le diede un po' del suo chiarore perché almeno potesse vedere attorno a sé e, per difenderla dal sole nemico le costruì, intessuta con i suoi pallidi raggi, una grande ombrella. Il dio del mare vi aggiunse per solidarietà, o forse per amore, le sfumature più preziose delle sue acque. E Narba diventò così la medusa dalla grande ombrella luminosa e opalescente. Da lei nacquero le meduse che di tanto in tanto si vedono vagare per il ceruleo mare dell' Alberese. |
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