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Nel 1739 i Medici, incapaci di far fronte ai problemi gestionali della Tenuta di Alberese, la restituirono ai Cavalieri di Malta. Saliti al potere i Lorena, la Tenuta fu affidata ai principi di Firenze che la amministrarono, escluso il periodo della fase napoleonica, fino al 1831. Quindi, tornata in gestione ai Lorena, la Tenuta venne acquistata personalmente nel 1839 da Leopoldo II per la cifra di 1.313.757 lire toscane. La famiglia dei Lorena mantenne l'Azienda fina al 1915 quando, insieme alla vicina -tenuta della Badiola, fu venduta alla famiglia dei Lante della Rovere. Tuttavia, a causa dei disordini dovuti alla Prima Guerra Mondiale non fu possibile terminare le procedure burocratiche relative al contratto di vendita, e nel 1923 lo -stato Italiano poté così confiscare questi territori in quanto ancora appartenenti a "sudditi nemici". Il governo dei Lorena fu caratterizzato da grandi cambiamenti amministrativi come l'istituzione del Catasto, la riforma del sistema giudiziario e penale e, in particolare in Maremma, da importanti interventi di riassetto del territorio, quali le grandi opere di bonifica e gli interventi di miglioramento delle condizioni sanitarie e sociali . Macchie impenetrabili popolate da animali selvatici, grotte nascoste dalla boscaglia, pianure allagate e vaste distese incolte che solo in questi anni cominciavano ad essere dissodate, richiamavano in questa parte del Sud della Toscana cacciatori, pastori transumanti, braccianti stagionali, butteri, carbonai e taglialegna. La grande calura estiva insieme alla malaria e alla scarsità di acqua potabile costringevano gli abitanti di Grosseto e, addirittura, tutti gli uffici amministrativi, a spostarsi in alto sulle colline, secondo una pratica che prendeva il nome di "estatatura", abolita soltanto nel 1897. La Maremma a cavallo tra l'800 ed i primi del '900 appare così come una terra di continui spostamenti di gente diversa proveniente da varie parti della Toscana e non solo, un crogiolo di tradizioni e costumi che hanno reso unico e particolare il patrimonio culturale di questo territorio. I ricchi latifondisti, signori di queste terre, organizzavano grandi cacciate in boschi, pinete e paduli, mettendo a protezione dei loro vasti possedimenti guardiacaccia senza scrupoli che tenevano lontani bracconieri affamati e briganti. L'ambiente impervio e selvaggio, lo stato precario delle vie di comunicazione e la povertà della popolazione avevano reso possibile, infatti, il fenomeno del brigantaggio che ebbe proprio nel territorio di Talamone uno dei più noti ed efferati fuorilegge: Righetto Stoppa che nelle grotte del Parco nascondeva, in attesa di riscatto, le vittime dei suoi rapimenti. Con la rinascita dello Stato Italiano, le grandi opere di bonifica che avevano caratterizzato la politica lorenese in Maremma vennero parzialmente abbandonate, provocando un lento regresso dei risultati raggiunti nella prima metà dell'800. Per quanto riguarda il territorio del Parco, solo nel 1926, con il passaggio della Tenuta di Alberese all'Opera Nazionale Combattenti (O.N.C.) si poté assistere ad una reale ed efficace ripresa delle opere di risanamento idraulico fino aglio anni '50 e '60 del secolo scorso.
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